Produzione materiale pedopornografico: pena ridotta

Tabella dei Contenuti

Produzione materiale pedopornografico: illegittima la mancata previsione della diminuente per i casi di minore gravità

Sentenza n. 91 del 2024 Corte costituzionale

Il reato di produzione di materiale pedopornografico: l’art. 600 ter comma 1 c.p.

Prima di analizzare la sentenza con la quale è stato stabilito che per il reato di produzione materiale pedopornografico è possibile applicare una pena ridotta, si rende necessario analizzare il delitto.

La norma in esame punisce con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000, chiunque:

  1. utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
  2. recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae profitto.

La disposizione in commento tutela il minore e la sua libertà psico-fisica, unitamente alla morale pubblica e al buon costume.

Il primo comma sopra riportato sanzione penalmente lo sfruttamento sessuale del minorenne in chiave pornografica e l’induzione attuata nei confronti del minore per prendervi parte, reclutare e ricavarne profitto.

Cosa si intende per produzione materiale pornografico?

L’ultimo comma dell’art. 600 ter c.p. dispone che “ai fini del presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali

Sostanzialmente si tratta della rappresentazione fotografica o cinematografica che implichi la partecipazione di un minore a scene o contesti a sfondo sessuale, escludendosi tuttavia la rilevanza della mera rappresentazione della nudità in sé e per sé considerata, ovvero senza attinenza alla sfera sessuale.

La recente pronuncia della Corte costituzionale: sentenza n. 91/2024

Il fatto relativo al reato di produzione materiale pornografico

L’imputato, sottoposto a procedimento penale d’infanzia al Tribunale di Bologna, era chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 600 ter, primo comma, numero 1), c.p., fattispecie nella quale rientrerebbe la condotta tenuta di realizzazione di materiale pedopornografico tramite l’utilizzazione di ragazze minorenni all’epoca dei fatti.

In particolare, l’imputato, mediante l’utenza telefonica del padre e con uno pseudonimo, contattava ragazze minorenni, inviando foto dei propri organi genitali ed ottenendo da alcune delle interlocutrici, su sua richiesta, foto ritraenti i loro “organi sessuali secondari”, così inducendo le vittime ad inviargli materiale pedopornografico.

Nel caso in esame però si tratterebbe di condotte di minore gravità, come evincibile dai seguenti elementi:

  • la contenuta differenza di età tra l’imputato, appena diciottenne, e le persone offese di tredici e quattordici anni;
  • l’oggetto delle immagini pedopornografiche ritraenti unicamente “organi sessuali secondari”;
  • l’assenza di finalità commerciali o divulgative;
  • la mancanza di particolari tecniche di manipolazione psicologica o seduzione affettiva.

Con ordinanza n. 139/2023, il Tribunale ordinario di Bologna, seconda sezione penale, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 600 ter, primo comma numero 1), c.p., nella parte in cui non prevede, per il reato di produzione di materiale pornografico mediante l’utilizzazione di minori di anni diciotto l’attenuante per i casi di minore gravità.

Il contenuto dell’ordinanza: la pena ridotta

Il Giudice espone di dover giudicare su un’imputazione di produzione di materiale pedopornografico, reato che sarebbe stato commesso con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nonché di adescamento di minori.

Segnatamente il Giudice ha rilevato che l’art. 600 ter comma primo numero 1), c.p. prevedendo quale trattamento sanzionatorio la reclusione da sei a dodici anni e la multa da 24.000 a 240.000 euro, senza prevedere attenuanti in casi di minore gravità, violerebbe gli articoli 3 e 27, primo e terzo comma, Cost.

Viene dunque sostenuta l’irragionevolezza del trattamento sanzionatorio che, nella sua eccessiva severità, precluderebbe al giudice di adeguare la sanzione al caso concreto, mitigando la risposta punitiva in presenza di elementi oggettivi indicatori di una minore gravitò del fatto.

Infine, si sostiene come la disposizione censurata violerebbe i principi di personalità della responsabilità penale e della finalità rieducativa della pena, sanciti rispettivamente dal primo e terzo comma dell’art. 27 della Costituzione.

Invero, la sproporzione derivante dall’omissione, da un lato, ostacolerebbe l’individualizzazione della pena, corollario del carattere personale della responsabilità penale e, dall’altro ne svilirebbe la funzione rieducativa posto che una pena sproporzionata rischia di venire percepita dal condannato come ingiusta.

Il principio di diritto della Corte costituzionale della sentenza n. 91/2024

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 600 ter, comma primo, numero 1), c.p., per violazione degli articoli 3 e 27, primo e terzo comma, Cost., nella parte in cui non prevede, per il reato di produzione di materiale pornografico mediante l’utilizzazione di minori di anni diciotto, che nei casi di minore gravità la pena ad esso comminata è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Il Collegio ha ricordato la discrezionalità del legislatore nella individuazione delle condotte costitutive di reato e nella determinazione delle relative bene, quale massima espressione di politica criminale e ribadito l’invalicabile limite della arbitrarietà e manifesta irragionevolezza.

I Giudici hanno sottolineato che solo una pena rispettosa del canone di proporzionalità, calibrata sul disvalore del caso concreto, garantisce una effettiva individualizzazione della pena e la sua funzione rieducativa.

In ragione di tali principi la Corte ha osservato che, per il reato oggetto di disamina, la mancata previsione di una “valvola di sicurezza” che consenta al giudice di modulare la pena ed adeguarla alla concreta gravità della singola condotta, può determinare l’irrogazione di una sanzione non proporzionata.

Questo in quanto la formulazione normativa dell’art. 600 ter, primo comma, numero 1), c.p., nella sua ampiezza è idonea a includere nel proprio ambito applicativo condotte marcatamente dissimili sul piano criminologico e del tasso di disvalore.

In conclusione, la mancata previsione di una diminuente preclude, infatti, al giudice di calibrare la sanzione al caso concreto che può essere riconducibile, pur nel suo innegabile disvalore, a un’ipotesi di minore gravità, individuabile grazie alla prudente valutazione globale del fatto in cui assumono rilievo numerosi aspetti quali:

  • le modalità esecutive;
  • l’oggetto delle immagini pedopornografiche;
  • il grado di coartazione esercitato sulla vittima;
  • le condizioni fisiche e psicologiche della vittimava che in relazione all’età e al danno arrecatole.
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