Decreto “Terra dei Fuochi”: le novità a tutela dell’ambiente e l’impatto sulle imprese
Il Decreto “Terra dei Fuochi” (D.Lgs. 8 agosto 2025 n. 116) è finalmente entrato in vigore, portando significative modifiche alle principali fonti normative in materia ambientale.
Le principali novità, che interessano i cittadini e le imprese, riguardano:
- introduzione di nuovi reati;
- pene più severe per i colpevoli;
- strumenti di controllo rafforzati.
La tutela dell’ambiente (modifiche al Testo Unico Ambientale)
Una delle principali novità riguarda la decisione di punire in maniera rigorosa alcuni comportamenti che in passato erano sanzionati con provvedimenti di natura semplicemente amministrativa in quanto considerati di scarsa rilevanza.
Condotte fino ad oggi considerate semplicemente “gesti incivili” assumono invece piena rilevanza penale.
Viene inoltre ribadita la necessità di intervenire senza alcuna tolleranza per contrastare il fenomeno delle discariche abusive e degli sversamenti tossici.
Abbandono di rifiuti non pericolosi (art. 255)
L’abbandonano rifiuti di natura “non pericolosa” è un reato punito con l’ammenda fino a € 18.000.
È anche prevista la sospensione della patente se il fatto è commesso utilizzando un veicolo.
Se i rifiuti vengono abbandonati da titolari d’impresa o da responsabili di enti, l’arresto può arrivare fino a 2 anni.
L’abbandono ed il deposito di rifiuti urbani accanto agli apposito contenitori per la raccolta presenti lungo le strade è punito con una sanzione amministrativa fino a € 3.000.
Nei casi di rifiuti di piccolissime dimensioni (es. mozziconi di sigaretta) è prevista una sanzione amministrativa ridotta fino a € 320, con accertamenti che potranno avvenire anche tramite strumenti di videosorveglianza comunale senza che sia necessaria la contestazione immediata.
Abbandono aggravato e rifiuti pericolosi (art. 255-bis e 255-ter)
Condanne più severe, fino a 5 anni, per chi abbandona rifiuti non pericolosi che possono creare un pericolo concreto per la salute e l’ambiente, oppure se il fatto è commesso in siti contaminati o potenzialmente contaminati.
Pena che può arrivare fino a 6 anni quando si tratta di rifiuti pericolosi, eliminati illecitamente anche attraverso lo sversamento in acque superficiali o sotterranee, se fonte di pericolo per le persone o l’ambient, oppure se il fatto è commesso in siti contaminati o potenzialmente contaminati

Gestione illecita di rifiuti (art. 256)
Le novità del Decreto riguardano anche tutte le attività collegate alla gestione dei rifiuti.
Il loro trattamento (raccolta, trasporto, smaltimento) in assenza di specifiche autorizzazioni è infatti punito con la reclusione fino 6 anni e 6 mesi, in relazione ai rifiuti pericolosi che possono causare un pericolo concreto per la vita o per l’ambiente oppure quando la gestione illecita è effettuata in aree già contaminate
Anche per questo reato è prevista la sospensione della patente, oltre alla confisca obbligatoria del mezzo, nei casi in cui l’autore abbia utilizzato un veicolo per commettere l’illecito.
Discariche abusive (art. 256 commi 3 e 3-bis)
Nei casi di creazione o gestione di discariche non autorizzate le pene possono arrivare fino a 7 anni, quando esiste un pericolo per la vita, l’incolumità pubblica o un grave danno ambientale.
È stata altresì confermata la confisca obbligatoria dell’area adibita a discarica abusiva in caso di condanna, con obbligo di bonifica a carico del responsabile.
Combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis)
Importanti novità riguardano anche la combustione illecita di rifiuti, punita fino a 7 anni nei casi di rifiuti pericolosi, con possibilità di sanzionare anche la fase preparatoria del rogo, senza che sia richiesta l’effettiva accensione del fuoco.
Le recenti modifiche rendono più efficace il meccanismo di repressione dei roghi di rifiuti, un fenomeno terribile che ha tristemente portato negli anni 2000 a creare la definizione di “Terra dei Fuochi”, in relazione ad una vasta area della Campania.
Nuovi controlli tecnologici
Per garantire la piena applicazione delle nuove disposizione di legge, è stata infine potenziata la rete di controllo ambientale presente su tutto il territorio nazionale.
In particolare è potenziato l’utilizzo delle telecamere di sorveglianza, per consentire l’individuazione dei responsabili di abbandono di rifiuti, senza che sia richiesta nei loro confronti la contestazione immediata dell’illecito.
Le novità in materia di ambiente del codice penale: cosa cambia per le imprese?
Il Decreto interviene anche sul Codice Penale.
Le principali novità riguardano l’esclusione delle ipotesi di tenuità del fatto, l’inasprimento di alcuni delitti ambientali già previsti e l’introduzione di afflittive sanzioni accessorie in caso di condanna.
In caso di gravi reati ambientali non potrà più essere riconosciuta l’attenuante della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), che normalmente consente al Giudice di definire il procedimento penale senza la condanna per il responsabile.
Non verrà quindi valutata né l’entità dell’offesa (lieve) né l’occasionalità della condotta (episodio isolato) ed il responsabile dovrà affrontare il procedimento, al fine di determinare l’eventuale colpevolezza.
I reati di disastro ambientale e traffico di rifiuti vedono un aumento considerevole delle pena (fino alla metà) quando sussiste un pericolo concreto per la vita o per gli ecosistemi, oppure se è commesso in aree già contaminate.
In caso di condanna potrà essere disposta la decadenza di diritto, o il vincolo fino a cinque anni per poter ottenere, licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni negli elenchi di appaltatori o fornitori per la Pubblica Amministrazione, contributi, finanziamenti ed altre erogazioni.
Si tratta di una scelta volta a garantire una piena tutela all’ambiente, riducendo ogni tolleranza nei confronti della criminalità organizzata e dei responsabili di gravi danni di matrice ambientale, come dimostrato da:
- arresto in flagranza obbligatorio per le forze dell’ordine qualcuno viene colto sul fatto;
- possibilità di utilizzare operazioni sotto copertura ed intercettazioni telefoniche/telematiche anche in ambito transnazionale
Occorre infine segnalare anche l’aggiornamento del Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011), per cui anche i reati ambientali possono portare all’applicazione di misure di prevenzione tipiche antimafia (es, amministrazione giudiziaria, sospensione/chiusura dell’attività per ordine del tribunale).
Estensione della responsabilità amministrative delle imprese (D.Lgs. 231/2001)
La tutela dell’ambiente è da anni uno degli elementi centrali della normativa sulla responsabilità amministrativa degli Enti (inserire link su nostro articolo su reati ambientali e 231)
Il nuovo Decreto interviene in questo settore ampliando le fattispecie rilevanti ed aumentando le sanzioni previste per le società che mettono in pericolo l’ambiente
L’aggiornamento del c.d. “catalogo 231”, contenente tutti i reati che, se commessi nell’interesse o a vantaggio della società, fanno scattare la responsabilità diretta dell’Ente, vede l’introduzione delle ipotesi di :
- abbandono aggravato di rifiuti non pericolosi;
- abbandono di rifiuti pericolosi
- impedimento del controllo durante le ispezioni ambientali
- omessa bonifica di siti inquinati.
È quindi possibile affermare che qualsiasi condotta illecita, avente rilevanza penale, comporta il coinvolgimento diretto dell’azienda coinvolta.
Dal punto di vista sanzionatori, oltre all’innalzamento delle soglie economiche, è previsto anche l’inasprimento delle sanzioni interdittive, compresa la possibilità di decretare l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività quando l’Ente, o una sua unità organizzativa, sono stabilmente utilizzati allo scopo prevalente di commettere reati ambientali gravissimi (cd. ergastolo aziendale).

Miglioramento della compliance: unico strumento per tutelare il patrimonio aziendale
La nuova disciplina introdotta dal Decreto, volta a garantire adeguata tutela all’ambiente, presenta rilevanti ripercussioni per imprenditori ed aziende.
Violazioni che in passato erano considerate “minori” travolgeranno l’imprenditore e la società:
- la persona fisica vedrà il proprio coinvolgimento diretto in un procedimento penale, con la concreta possibilità di dover affrontare l’arresto ed il carcere, anche attraverso l’applicazione di misure di custodia cautelare;
- l’Ente potrà andare incontro a pesanti sanzioni pecuniarie ed interdittive, in grado di paralizzare per lunghi periodi l’attività aziendale fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla definitiva chiusura della società.
In un simile contesto risalta la necessità per le imprese di adottare idonei strumenti di gestione e controllo interno, finalizzati a garantire una protezione concreta ed effettiva del patrimonio aziendale.
L’adozione di un valido Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (inserire link su nostro articolo su reati ambientali e 231) appare quale unica scelta ragionevole per quelle realtà che operano nei settori c.d. “a rischio” (gestione rifiuti, edilizia, chimico, logistica).
Un meccanismo di monitoraggio dell’Ente, attuato attraverso l’introduzione di specifiche procedure e aggiornamento dei protocolli di controllo, in grado di escludere la responsabilità dell’Ente in caso di commissione di un illecito da parte di apicali o dipendenti.
Come possiamo aiutarti in materia di ambiente
Lo Studio Legale AMP fornisce da anni ai propri clienti un costante supporto nell’ambito della responsabilità amministrativa deli Enti ex D.Lgs 231/2001,
Supporto processuale per affrontare i procedimenti derivanti da violazioni della normativa 231, in particolar modo quelle connesse al delicato settore della tutela ambientale.
Attività di consulenza specifica preventiva, finalizzata ad introdurre adeguati sistemi di controllo per ridurre esponenzialmente il rischio di contestazioni nei confronti dell’azienda.
I professionisti dello Studio Legale AMP aiutano le aziende a predisporre ed implementare Modelli Organizzativi 231, supportando le società nella ricerca di adeguare la propria compliance interna ai costanti aggiornamenti imposti dall’evoluzione delle norme di settore.
Offriamo inoltre consulenza per l’istituzione dei Organismi di Vigilanza, ricoprendo l’incarico in primarie aziende nazionali ed all’interno delle divisioni nazionali di grande gruppi stranieri.
Che si tratti di costruire da zero un modello di gestione conforme, di aggiornare le policy interne di un gruppo societario o di difendere un ente in tribunale, offriamo un supporto professionale, tempestivo e personalizzato.
Contattaci per una consulenza: insieme possiamo rafforzare la tua azienda sul fronte della legal compliance e mettere in sicurezza il tuo gruppo imprenditoriale dalle insidie dei reati societari.


