Lo Studio legale AMP ha ottenuto una sentenza di assoluzione per il reato di furto aggravato in supermercato contestato ad un nostro assistito il quale è stato quindi assolto.

Il capo di imputazione del reato di furto aggravato

Il nostro assistito assolto dal reato di rapina aggravata era imputato del:

imputati del reato di cui agli artt. 624, 625 n. 4, 5 e 7 c.p. perché, in concorso tra loro e con Tizio e Caio, nei cui confronti si è proceduto separatamente, con suddivisione del compiti, asportavano merce prelevata dagli scaffali dell’esercizio commerciale Alfa. ln particolare, dopo essere entrati insieme presso l’esercizio commerciale ed individuata la merce da sottrarre riempendo due carrelli da spesa, Sempronio e Mevio uscivano a controllare le uscite e fare da palo, Caio e e Tizio con il compito di portare materialmente fuori i carrelli, Tizietto, Sempronio, Mevio con il compito di ricompattarsi con il gruppo già fuori, attendere l’uscita di Caio e Mevio ed allontanarsi con l’autovettura.

Con le circostanze aggravanti di aver commesso il fatto su cose esposte per necessità e/o consuetudine alla pubblica fede, di aver agito in più persone riunite e di aver agito con destrezza, consistita nella pianificazione precisa dei ruoli e dei compiti. ln Milano, in data 26.03.2018“.

Si specifica come per il delitto di furto pluriaggravato sia prevista una pena molto rigorosa: da 3 a 10 anni di carcere.

La condanna per il reato di rapina aggravata

Il Tribunale di Milano all’esito del dibattimento, aveva dichiarato l’imputato responsabile del reato di furto pluriaggravato.

In primo grado il Giudice ha ritenuto raggiunta la prova a carico sulla base:

Il Tribunale ha poi ritenuto che il furto fosse aggravato, ai sensi dell’art. 625 n. 5 c.p., dal numero di persone, in quanto la delinquenza associata è più pericolosa di quella individuale e desta maggiore allarme sociale.

Inoltre, ha ritenuto sussistente, altresì, la circostanza aggravante della destrezza consistita nella ripartizione precisa dei compiti e dei ruoli di ciascuno al fine di eludere l’attenzione ed il controllo della persona offesa.

Da ultimo, ha ritenuto altresì configurata l’aggravante di cui all’art. 625 n. 7 c.p., dell’esposizione alla pubblica fede, poiché gli imputati hanno approfittato del fatto che la merce era esposta sugli scaffali per la vendita e quindi poteva essere prelevata facilmente.

Il Tribunale perveniva alla pena complessiva di anni 2 di reclusione ed euro 400 di multa.

L’atto di appello per rapina aggravata

Con l’atto di appello, i Professionisti dello Studio Legale AMP hanno ritenuto come il Tribunale non avesse considerato diversi elementi di prova a discarico.

Infatti, nessuno dei testi aveva visto condotte significative al fine della fondatezza della prospettazione accusatoria, limitandosi a trarre dalle immagini (pure esse assai poco significative) scarne impressioni e semplici deduzioni.

Né dai testi né dalle immagini potevano trarsi obiettive dimostrazioni del concorso di persone nel reato di furto aggravato.

Le congetture in chiave accusatoria non potevano ‘trovare conferma nelle immagini, che non attestavano alcuna certezza in ordine alla effettiva partecipazione dei due coimputati, nemmeno in ordine alla circostanza per cui costoro avessero contribuito a collocare merce nei carrelli“.

Era del tutto assente la prova di un coinvolgimento attivo dei due coimputati nel piano materialmente condotto da Tizio e Caio, giudicati separatamente tramite c.d. patteggiamento.

Furto aggravato: assolto dalla Corte di Appello

La Corte di Appello ha ritenuto:

fondato invero il rilievo del vizio di travisamento della prova, mosso da tutte le difese degli imputati

ln realtà, come rilevato con l’atto di appello, nessuno dei testi aveva visto condotte particolari.

Basti pensare che la fuga clandestina dei due esecutori è stata segnalata solo dall’allarme della porta del magazzino da essi varcata e da alcuni clienti che hanno avvisato di ciò i responsabili: il gruppo degli imputati (con l’eccezione di Tizio, rimasto sempre all’esterno) era solo semplicemente all’interno del punto vendita.

Nemmeno è apprezzabile il mero inserimento nel carrello di merce da parte di soggetti diversi da quelli che condurranno all’esterno in maniera clandestina la spesa.

Si tratta di un particolare non significativo rispetto al furto della stessa, per come è avvenuto in concreto, che vi sia qualche compartecipe che concorre a scegliere la merce e a inserirla nel carrello — ed oltretutto il particolare è scarsamente apprezzabile dalle riprese disponibili.

Del resto, per supporre che la scelta della merce avesse lo scopo di procurare beni per un consumo comune e conviviale, basta la stessa natura e quantità dei beni asportati (molte confezioni di gamberi, astici, salamelle, liquori, bicchieri e piatti di plastica ad esplicita denuncia di un programmato ‘party’ fra un certo numero di giovani).

Tale supposizione, però, in mancanza di altri elementi che provino in maniera inequivoca un previo concerto, si risolve appunto solo nel ritenere che rispetto ai beni trafugati vi fosse un interesse comune, e non solo dei due concreti responsabili.

La Corte non ha ritenuto sussistenti altri elementi che esprimessero, in capo a qualcuno degli imputati, una condotta di effettivo concorso nel furto, che sia dotata di adeguata concretezza ed esprima un contributo attivo in termini fattuali.

L’unico indizio nel processo di furto in supermercato

L’unico elemento — tuttavia ancora ambiguo nel suo significato — è costituito dal particolare per cui nei fotogrammi n. 16 e n. 17 può notarsi Sempronio che si reca sul retro del negozio, luogo poi scelto come via di fuga: l’interessato ha dichiarato di essersi solo recato ai servizi, ed invero il particolare appare — da solo insufficiente a delineare una collaborazione effettiva al fatto.

Pertanto, l’imputato è stato assolto dalla grave imputazione di furto pluriaggravato e l’imputato è stato assolto dal reato lui ascritto per non aver commesso il fatto.

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