Enti e settore agroalimentare

La responsabilità degli enti nel settore agroalimentare: ipotesi legislative e modello organizzativo

In data 6 Marzo 2020, poco prima dell’imposto lockdown dovuto alla diffusione del CoVid 19, è stato presentato alla Camera dei Deputati un Disegno di Legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il precedente 25 febbraio, avente ad oggetto “nuove norme in materia di reati agroalimentari”: l’impulso legislativo prende le mosse dall’esigenza di rinnovarne gli strumenti posti a tutela del comparto.

Questo per l’effetto dell’aumento dei cd. “crimini alimentari”, che da eventi episodici hanno assunto invece negli ultimi anni una dimensione e proporzione sempre maggiore.

In alcune aree del Paese poi, nelle quali la criminalità organizzata è maggiormente radicata sul territorio, è proprio quest’ultima a perpetrare sistematicamente illeciti di tal genere, con enormi ammanchi sull’economia del nostro Paese, atteso che il settore agroalimentare italiano produce ricchezza per una parte rilevante del Pil nazionale.

Gli obiettivi del provvedimento sarebbero quindi, da un lato, la tutela della salute dei consumatori finali e, dall’altro, quella dell’ordine economico, perché ovviamente è importante anche salvaguardare le imprese dalla concorrenza sleale derivante dalle condotte poste in essere dagli autori dei “food crimes”.

Gli enti saranno penalmente responsabili?

Uno dei punti di maggior interesse dell’intervento legislativo in parola è l’ipotizzata possibilità di estendere la responsabilità amministrativa da reato – ex Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 – a tutte le imprese che operando nel comparto alimentare e che siano costituite in forma societaria, a prescindere dalle loro dimensioni.

E’ evidente che, essendo la PMI l’elemento fondate di quello che storicamente era denominato “settore secondario” in Italia, la proposta di legge sarebbe da considerarsi “epocale”, riguardando la parte preponderante delle realtà che operano in questo specifico settore del mercato.

L’art. 3 del Regolamento (CE) n. 178/2002, individua come

“ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti” ;

ovverosia, “qualsiasi fase, importazione compresa, a partire dalla produzione primaria di un alimento inclusa fino al magazzinaggio, al trasporto, alla vendita o erogazione al consumatore finale inclusi e, ove pertinente, l’importazione, la produzione, la lavorazione, il magazzinaggio, il trasporto, la distribuzione, la vendita e l’erogazione dei mangimi” .

Il progetto di riforma, così come descritto, ha dunque una funzione generalpreventiva, ampliando la pretesa punitiva dello Stato per il tramite della rimodulazione ed inasprimento delle sanzioni  e della introduzione di nuove fattispecie criminose.

Ma vi è di più.

Si intende estendere la responsabilità penale personale dell’autore dell’illecito agroalimentare anche all’impresa.

Ciò sarebbe possibile nell’ipotesi in cui il reato sia stato posto in essere da un soggetto che ricopra una posizione funzionale all’interno dell’azienda medesima, per il tramite di illeciti che aggirino i presidi di controllo aziendali posti a tutela della filiera produttiva.

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Le fattispecie di reato rientranti nel catalogo.

Chiariti gli scopi del progetto, la previsione normativa riguarderebbe l’inserimento di due nuove tipologie di reato nel novero degli illeciti amministrativi già in essere, ed in particolare:

– l’art. 25-bis2 (frodi in commercio di prodotti alimentari), per il quale sussistono i reati presupposto di cui ai seguenti articoli:

  • 516 C.p. (Vendita di sostanze alimentari non genuine)
  • 517 C.p. (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci)
  • 517-quater C.p. (Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari)
  • 517-quater1 C.p. (Nuova “Agropirateria”)

–  l’art. 25-bis3, (delitti contro la salute pubblica), per il quale sussistono i reati presupposto di cui ai seguenti articoli:

  • 439 C.p. (Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari)
  • 439-bis C.p. (Contaminazione o corruzione di acque o di alimenti)
  • 440 C.p. (Produzione, importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti pericolosi o contraffatti)
  • 440-bis, 444 C.p. (Informazioni commerciali ingannevoli e pericolose)
  • 445-bis C.p. (Disastro sanitario)
  • 452 C.p. (Delitti colposi contro la salute pubblica)

Il modello organizzativo per le imprese alimentari.

In ultimo, il progetto di riforma prevede altresì anche un nuovo art. 6-bis, la cui rubrica è “Modelli di organizzazione dell’ente qualificato come impresa alimentare”.

Con questa nuova norma, il Legislatore ha inteso descrivere tassativamente i requisiti essenziali che dovrà avere il Modello organizzativo, volto alla prevenzione del rischio-reato delle imprese operanti in questo peculiare settore, affinché lo stesso possa risultare “idoneo ad avere efficacia esimente o attenuante della responsabilità amministrativa delle imprese alimentari costituite in forma societaria”.

Al di là della pregevole intenzione del progetto legislativo, vi sono ancora diverse lacune relative alle modalità di redazione di un Modello organizzativo idoneo a tutelare le imprese del settore agroalimentare.

E’ del tutto evidente come la natura stessa del Modello organizzativo costituisca la base per sviluppare adeguatamente il documento in relazione alle nuove fattispecie di illecito, dal momento che si tratta di uno strumento concepito con precipua attenzione alle caratteristiche dell’impresa, sia nei suoi rapporti con l’esterno, sia nel suo funzionamento interno, strutturato per adattarsi alla singola realtà produttiva, in modo da rappresentare per l’ente una risorsa, e non un mero adempimento formale, di natura poco più che burocratica.

Avv. Marco Maccaferri

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