RSA e maltrattamenti

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Maltrattamenti e lesioni cagionate ai degenti di una RSA per anziani: casa di cura estromessa dal processo penale

Lo Studio Legale AMP ha ottenuto per una sua assistita, ente gestore di una RSA, presso il Tribunale di Torino, un importante risultato processuale nel processo RSA e maltrattamenti

E’ stata estromessa dal processo penale che vedeva la società chiamata in causa nella sua qualità di responsabile civile.

In tal modo, nonostante le gravissime accuse di cui il personale che operava nella struttura dovrà comunque rispondere in sede penale, la casa di cura non avrà alcuna conseguenza, né processuale né economica.

Il capo di imputazione di maltrattamenti

L’accusa era complessa ed articolata, trattandosi di maltrattamenti continuati, in concorso ed aggravati, e più precisamente:

Il capo A di imputazione: maltrattamenti

“a) in ordine al delitto di cui agli artt. 81 cpv.,110, 572, 61 nr. 5 e 11 c.p. anche in relazione all’art. 40 co. 2° c.p. per quanto attiene Tizio che spesso non si attivava al fine di tutelare l’integrità psico-fìsica delle pp.oo., perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e agendo materialmente la Tizio la quale, abusando del proprio ruolo di O.S.S. presso struttura R.S.A., maltrattava i degenti della predetta struttura – in particolare nei confronti Tizio e ciò urlando ripetutamente nei confronti dei pazienti frasi offensive quali “scema, ti puzza l’alito, stronzo deficiente”; accendendo, durante i turni notturni, tutte le luci così turbando il sonno dei degenti; costringendo gli stessi a sopportarla in condizioni di frequente ubriachezza; strattonandoli ed effettuando manovre degli stessi in maniera brusca e non conforme al protocollo. Con le aggravanti di avere commesso i fatti profittando di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, nonché con l’aggravante di aver commesso i fatti con abuso di autorità.

Il capo B di imputazione: lesioni connesse ai maltrattamenti

b) in ordine al delitto di cui agli artt. 582, 585, 576 nr. 5 c.p., perché, non rispettando il protocollo della struttura R.S.A., manovrava da sola Tizio in data 31.10.17 con ciò cagionandogli una lesione personale dalla quale derivava una malattia (frattura dell’omeo dx) sicuramente di durata superiore ai 20 gg., con l’aggravante di avere commesso il fatto in occasione della commissione del delitto sub a).

Il capo C di imputazione

c) in ordine al delitto di cui agli artt. 582, 585, 576 nr. 5 c.p., perché, non rispettando il protocollo della struttura R.S.A., manovrava da sola Tizio in data 6.11.17 con ciò cagionandole una lesione personale dalla quale derivava una malattia (frattura malleolo sx e tibia sx) giudicata guaribile in 30 gg, con l’aggravante di avere commesso il fatto in occasione della commissione del delitto sub a).

Il capo D di imputazione

d) in ordine al delitto di cui agli artt. 582, 585, 576 nr. 5 c.p., perché, non rispettando il protocollo della struttura R.S.A., manovrava da sola Tizio in data 11.4.18 con ciò cagionandole una lesione personale dalla quale derivava una malattia (trauma cranico, frattura mano sx e dialisi distale ulna sn) giudicata guaribile in 40 gg., con l’aggravante di avere commesso il fatto in occasione della commissione del delitto sub a).
Con recidiva reiterata”.

Le pene per questi gravissimi reati sono molto severe, sino a quindici anni di reclusione, soprattutto in considerazione del fatto che vi erano diverse aggravanti contestate.

Ma l’aspetto più significativo sarebbe stato, in caso di condanna anche dell’ente gestore della RSA, il risarcimento economico che, accertati i fatti, avrebbe dovuto corrispondere alle persone offese, parti civili costitute.

La configurazione del reato di maltrattamenti nella RSA

Secondo la tesi accusatoria, le imputate dovevano rispondere delle condotte perpetrate contro i soggetti ospiti di RSA, soggetti con limitata o nulla autonomia e non in grado di autodifendersi, di maltrattamenti, abusi e violazione dell’integrità psicofisica e della dignità delle persone.

Tutte queste condizioni ricorrevano nel caso di specie, in cui erano appunto contestate:

  • ipotesi di reato di maltrattamento aggravate
    • dall’ipotesi di cui all’art. 61 n. 5 c.p.: per aver profittato della minorata difesa in ragione dell’età delle vittime;
    • dall’ipotesi di cui all’art. 61 .n.11 c.p.: per avere commesso i fatti con abuso di autorità (posto presidio e tutela non solo dell’integrità psico fisica ma anche della dignità delle persone;
  • ipotesi di lesioni personali dolose aggravate (ex art. 582, 585, 576 n. 5 c.p.) contestate come commesse in uno e nell’occasione della commissione delle ipotesi di maltrattamento, poste a presidio e tutela dell’integrità psico fisica delle persone.

La strategia difensiva per la RSA

La strategia difensiva dello Studio è stata quella di dimostrare come non fosse necessaario chiamare in causa l’ente gestore della RSA, non sussistendone le condizioni di legge.

Ed infatti, è stato sostenuto dai nostri legali, che:

  • Le imputate erano entrambe dipendenti di una cooperativa che si occupava di fornire personale alle RSA, in forza di contratto di appalto;
  • la richiesta di citazione dell’ente che gestisce la RSA era stata fatta in dibattimento dalle parti civili costituite, sulla base di argomentazioni contraddittorie;
  • nella stessa istanza di citazione del responsabile civile, la parte civile ha individuato nell’Azienda Sanitaria Locale il principale referente delle prestazioni erogate a favore degli ospiti presenti all’interno di una Residenza Sanitaria Assistenziale, a prescindere dall’ente gestore della struttura.
  • nell’analisi della catena delle responsabilità connesse alle azioni delle imputate era quindi centrale il ruolo ricoperto dall’ASL all’interno della vicenda;
  • successivamente, l’ASL non avrebbe correttamente svolto il suo ruolo di vigilanza nei confronti della RSA;
  • le imputate erano entrambe alle dipendenze della società cooperativa e non dell’Ente responsabile della gestione della RSA, con la quale non avevano mai avuto alcun tipo di rapporto;
  • le condotte illecite attribuite alle prevenute si sarebbero eventualmente realizzate nell’erogazione dei servizi forniti dalla cooperativa per cui lavoravano, e non dall’ente gestore della RSA

Non sussistevano in capo alla società elementi idonei a sostenere vincoli solidali in punto di risarcimento rispetto alle condotte attribuite alle imputate.

Inoltre hanno sottolineato la circostanza che non vi fosse quindi alcun legame tra le condotte contestate e la responsabilità dell’Ente gestore della RSA.

Il provvedimento del Giudice: l’estromissione della casa di cura dal processo penale rsa e maltrattamenti

Dinanzi a tali argomentazioni, articolate ed esposte con allegate copiosa documentazione, il Giudice ha accolto la tesi difensiva dello Studio Legale AMP.

E’ stata emessa l’ordinanza che ha statuito che:

può assumere il ruolo di responsabile civile nel processo penale solo colui che a norme delle leggi civili debba rispondere per il fatto commesso da un terzo imputato nel processo penale”.

Questa ipotesi si sarebbe verificata solo laddove l’ente gestore della RSA si fosse reso responsabile di una eventuale culpa in vigilando.

Ma i nostri professionisti hanno dimostrato che non era questo il caso di specie.

Lo Studio Legale AMP, grazie alla esperienza dei suoi avvocati, specializzati nelle tematiche riguardanti la difesa di enti e società, ha ottenuto una ordinanza che di fatto, ha rappresentato una vittoria processuale.

Se avete un problema di questo tipo potete contattarci: cercheremo di risolverlo insieme, preparando la miglior difesa possibile.

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