Vittima di maltrattamenti e lesioni

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Assistenza alla vittima di maltrattamenti in famiglia e lesioni del reato: condannato il compagno della donna

Il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di condanna contro il compagno convivente di una donna assistita dai professionisti del nostro Studio legale, vittima di maltrattamenti e lesioni, costituitasi parte civile nel processo contro di lui.

La donna è stata, durante tutto il corso della relazione, vittima di angherie e soprusi, fisici e psicologici, da parte dell’imputato.

Purtroppo, come spesso accade in situazioni analoghe, la persona offesa ha sopportato per anni le violenze, senza mai denunciare il proprio aguzzino ed evitando di recarsi in pronto soccorso per ottenere adeguate cure mediche.

I professionisti dello Studio le hanno fornito con grande professionalità l’assistenza e la consulenza necessaria, data la estrema delicatezza della vicenda.

L’imputato rischiava, per i reati di cui era accusato:

  • da tre a sette anni per il reato di maltrattamenti ex art. 572 C.p.
  • da sei mesi a tre anni per il reato di lesioni personali ex art. 81 cpv e 582 C.p., pene che potevano essere aumentate fino a un terzo, stante le aggravanti previste ex art. 585 in relazione all’art. 576 co5 C.p.

Le contestazioni di maltrattamenti e lesioni

Più precisamente, il capo di imputazione contestava:

“…reato p.e p dall’art. 572 C.p. perché mediante aggressioni verbali e fisiche nonché mediante percosse, abitualmente maltrattava la compagna….. provocando nella donna uno stato di umiliazione, sofferenza e penose condizioni di vita; in particolare, tra le altre condotte sopra descritte:

  • con frequenza, durante diversi diverbi scaturiti da futili motivi, la ingiuriava e minacciava con epiteti quali “puttana”, “ti ammazzo”
  • la afferrava per il collo e la sbatteva con la testa contro il muro
  • la colpiva con gomitate sul viso e la sbatteva con la testa per terra
  • la afferrava per il collo e la colpiva con una testata
  • la afferrava per i capelli e la colpiva con calci e pugni

“del reato p.e.p dall’art. 81 cpv 582, 585 in relazione con l’art. 576 co5 C.p. perché con più azioni e in tempi diversi:

  • colpendola con gomitate sul viso e sbattendole la testa per terra volontariamente le cagionava lesioni giudicate guaribili in 3 gg s.c
  • afferrandola per i capelli e colpendola con calci e pugni, volontariamente le cagionava lesioni giudicate guaribili in 5 gg s.c.

Con le aggravanti di aver commesso il fatto in occasione del delitto di cui all’art. 572 C.p.

Abbiamo già avuto modo di trattare il reato di maltrattamenti in un nostro articolo: clicca per leggere

Come provare le condotte di maltrattamenti e lesioni del marito?

Le difficoltà maggiori che hanno dovuto superare i professionisti dello Studio erano direttamente collegate all’assenza di un’adeguata documentazione comprovante le reiterate vessazioni fisiche subite dalla donna.

Due soli certificati medici, rispettivamente per lesioni giudicate guaribili con una prognosi di 3 e 5 giorni

La paura che per anni ha spinto la persona offesa a non denunciare i soprusi, unitamente alla speranza che l’uomo potesse cessare di usare violenza nei suoi confronti, hanno gravato i legali del nostro studio di un compito davvero difficile.

È stato infatti compito della parte civile dimostrare i maltrattamenti, attraverso una complessa attività di ricostruzione di tutta la travagliata relazione della coppia.

A maggiori ragione considerando che la vittima aveva deciso di denunciare la situazione senza farsi affiancare da un legale.

Il lavoro è stato talmente accurato che il Pubblico Ministero, al termine dell’istruttoria, ha chiesto la condanna dell’imputato a 3 anni di reclusione.

Il dato più significativo è stata tuttavia la possibilità di avanzare una richiesta di risarcimento del danno, immediatamente esecutiva, di 20.000,00 euro.

Vittima di maltrattamenti e lesioni tutelata

L’avvocato dello Studio Legale AMP, grazie ad una attenta analisi del fascicolo processuale e delle risultanze investigative, ha predisposto la migliore strategia processuale possibile per fare emergere le prove dei reati subiti dalla nostra assistita.

In processi di questo genere, sono fondamentali sia le testimonianze sia la documentazione medica, materiale probatorio di assoluta rilevanza per supportare efficacemente le accuse.

Questo perché la testimonianza della vittima, una volta maturata la decisione di costituirsi parte civile, avrebbe imposto al Tribunale ad un vaglio di credibilità ancora più attento. Difatti:

“qualora la persona offesa si sia anche costituita parte civile e sia, perciò, portatrice di pretese economiche, il controllo di attendibilità deve essere più rigoroso rispetto a quello generico cui si sottopongono le dichiarazioni di qualsiasi testimone, e opportunamente corroborato dall’indicazione di altri elementi di riscontro (Cass. pen., Sez. IV, Sentenza, 09/11/2021, n. 410)”.

L’analisi di tutti i testimoni che sono comparsi in aula durante il processo ha assunto un peso rilevante: attraverso le loro parole i professionisti dello studio hanno fatto emergere il quadro completo della situazione, dimostrando le violenze subite dalla donna.

L’anomala difesa dell’imputato

Vani i vari tentativi dell’imputato di confondere le acque: l’uomo è arrivato al punto di presentarsi in aula con un bastone, lamentando una incapacità totale di movimento per ragioni di salute che avrebbe dovuto convincere il Giudice dell’impossibilità di aggredire fisicamente la ex compagna.

Gli avvocati dello Studio hanno immediatamente smascherato la messa in scena, producendo una serie di fotografie e di video, estrapolati da vari social network, in cui l’imputato veniva ritratto in perfetta forma mentre partecipava a numerosi eventi mondani.

L’istruttoria dibattimentale ha quindi dimostrato l’entità delle condotte subite dalla vittima. La nostra assistita, nel corso degli anni della sua relazione con l’imputato, è stata vessata dagli atteggiamenti aggressivi ed umilianti da parte di quest’ultimo.

Le lesioni subite, non solo dal punto di vista fisico ma anche, e soprattutto, da quello psicologico sono finalmente emerse in tutta la loro brutale entità al cospetto del Giudice.

Come possiamo esserti utile?

Lo Studio legale AMP, grazie alla comprovata esperienza dei suoi professionisti, specializzati in tematiche estremamente delicate come quelle dei maltrattamenti in famiglia, è riuscito ad ottenere già in primo grado la condanna dell’imputato alla pena di anni due e mesi 4 di reclusione, oltre al risarcimento del danno in favore della sua assistita di 20.000,00 euro.

Decisione economica confermata anche in appello, a riprova ulteriore della bontà del lavoro svolto dai professionisti dello studio.

Vittime di stalking, maltrattamenti e gratuito patrocinio

Le persone che subiscono alcuni reati, tra cui la vittima di stalking hanno diritto ad essere ammessi al patrocinio gratuito.

L’art. 76 comma 4 – ter del DPR 115/2002 elenca tutta una serie di reati, tra cui gli atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., che beneficiano dell’ammissione al patrocinio gratuito.

Questa possibilità ha la finalità d’incentivare le denunce e far emergere la verità.

Se sei vittima di un reato contattaci: ti tuteleremo preparando la miglior difesa possibile.

Clicca qui il per leggere la sentenza (mettiamo un link)

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