Rapina aggravata: assolto

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Lo Studio legale AMP ha ottenuto una sentenza di assoluzione per il reato di rapina contestato ad un nostro assistito il quale è stato quindi assolto.

Il capo di imputazione del reato di rapina

Il nostro assistito assolto dal reato di rapina aggravata era imputato del:

del delitto p. e p. dagli artt. 99, 628 co. 1 e 3 n. 1 c.p. perché, al fine di trarne profitto, minacciando Tizio con una pistola e pronunciando frasi come: “Dammi l’orologio, muoviti, slaccialo, altrimenti ti sparo’ si impossessava di un orologio in acciaio ed oro marca Rolex modello GMT2 numero di serie x e referenza n. y. del valore di euro 14.000; con l’aggravante della recidiva reiterata specifica e del fatto commesso con l’utilizzo di armi. Commesso a Milano in data 23 novembre 2015.

Si specifica come per il delitto di rapina pluriaggravato sia prevista una pena molto rigorosa: da 6 a 20 anni di carcere.

La condanna per il reato di rapina aggravata

Il Tribunale di Milano all’esito del dibattimento, aveva dichiarato l’imputato responsabile del reato di rapina aggravata, con la recidiva qualificata.

Il collegio ha ritenuta raggiunta la prova a carico sulla base:

  • dell’analitica e convincente deposizione della parte lesa;
  • del racconto dell’agente di polizia intervenuto subito dopo i fatti che aveva raccolto le dichiarazioni rese dalla persona offesa;
  • delle dichiarazioni dell’agente Caio, che aveva provveduto alla formazione dell’album fotografico per il riconoscimento, inserendo l’immagine dell’imputato, arrestato in flagranza di una successiva rapina commessa il 16 dicembre 2015, con modalità analoghe a quella denunciata dalla persona offesa.

I giudici davano atto che:

  • la persona offesa in udienza aveva reso un racconto estremamente ‘preciso dell’aggressione, dimostrando che il ricordo traumatico era rimasto scolpito nella sua memoria, senza mai mostrare alcun senso di insicurezza ovvero di dubbio, riferendo anche di essere stato particolarmente colpito dal taglio degli occhi dell’antagonista, ben visibili, nonostante l’opera di mimetizzazione attuata con l’uso del cappuccio e di una sciarpa;
  • l’agente di polizia aveva spiegato come la parte lesa, pur versando in uno stato di particolare sofferenza emotiva, aveva descritto nei particolari il suo aggressore (ragazzo di circa 25 anni, 170-175 cm di altezza, piumino modello bomber verde con cappuccio, zaino multicolore, viso travisato da una sciarpa di colore nero e cappuccio)
  • nella documentazione estratta da ‘Facebook’, prodotta dall’imputato al fine di dimostrare che il 23 novembre si trovava a Napoli per festeggiare il compleanno della sorella, risultavano cancellati i messaggi intercorsi con la compagna nei giorni precedenti e successivi alla rapina.

Il Tribunale perveniva alla pena complessiva di anni 4 di reclusione ed euro 1.300 di multa.

L’atto di appello per rapina aggravata

Con l’atto di appello, i Professionisti dello Studio Legale AMP hanno ritenuto come il Tribunale in composizione collegiale non avesse adeguatamente valutato l’attendibilità della parte lesa, pur avendone evidenziato la profonda ansia, che ne rivelava una debolezza atta ad inficiare la sua capacità mnemonica.

Sul punto, si è quindi chiesta la rinnovazione dibattimentale al fine di accertare le capacità intellettive del testimone.

In secondo luogo, è stata contestata la valenza attribuita dal collegio al fatto che l’imputato fosse stato autore di due rapine, per le quali era coimputato con tale Sempronio, trascurando le rilevanti differenze nel modus operandi dei rapinatoti nelle diverse circostanze.

Con un ulteriore motivo di gravame, la difesa ha lamentato l’omessa ammissione delle testimonianze della sorella e della compagna dell’imputato oggetto di richiesta ex art 507 c.p.p., e ha insistito pertanto la rinnovazione del dibattimento anche a tal fine.

In via subordinata, l’appellante ha chiesto l’esclusione dell’aggravante di cui all’art. 628 comma 3 n. 1 c.p., non avendo la parte lesa notato la presenza del tappo rosso dell’arma giocattolo mostrata dal rapinatore a causa del suo stato di ansia, e quindi la rideterminazione di una pena – quella inflitta – ritenuta eccessivamente gravosa.

Rapina aggravata: assolto dalla Corte di Appello

La Corte di Appello ha ritenuto:

Le argomentazioni difensive poste a fondamento delle doglianze prospettate con l’atto d’appello appaiono fondate.

Infatti, alla base della sentenza di condanna vi era unicamente il riconoscimento da parte della persona offesa, che si è incentrato su un dettaglio del viso dell’imputato che era per il resto travisato.

La Corte ha ritenuto non condivisibile la ravvisata analogia con i fatti di rapina (di poco successivi) di cui si era reso responsabile l’imputato.

L’imputato aveva agito in concorso con un altro soggetto, diverso dal solito complice ed inoltre la parte offesa del presente fatto ha riferito che il suo aggressore era a piedi e si era dato alla fuga correndo, quando negli episodi precedenti gli aggressori si erano mossi a bordo di uno scooter.

Inoltre, l’alibi offerto in chiave difensiva è stato dirimente per la decisione.

La prova della responsabilità dell’imputato non è stata raggiunta in maniera piena.

Non è stato quindi possibile fondare la declaratoria di colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio.

Pertanto, l’imputato è stato assolto dalla gravissima imputazione di rapina aggravata.

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