Misure di prevenzione: le criticità

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Processo a vita: il caso Cavallotti e le perplessità della Corte EDU

Il caso Cavallotti, sottoposto all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), rappresenta una pietra miliare nella giurisprudenza europea in materia di misure di prevenzione patrimoniale. Misure di prevenzione: le criticità espresse dalla CEDU

La Corte EDU, con la sua ordinanza del 2 agosto 2023, ha sollevato dubbi cruciali sulla natura del sistema italiano di prevenzione, evidenziando lacune e criticità che impongono un serio ripensamento.

Confusione tra prove e sospetti: un sistema opaco e privo di garanzie per le misure di prevenzione

L’ordinanza “Cavallotti” mette in luce la confusione regnante nel sistema italiano tra prove e sospetti nell’ambito delle misure di prevenzione.

La giurisprudenza interna, infatti, ha progressivamente sottratto le misure di prevenzione alle garanzie tipiche del processo penale, relegandole ad un regime probatorio più lasco.

Il “più probabile che non” e l’inversione dell’onere della prova: una spada di Damocle per i cittadini

Nel procedimento di prevenzione, non vige il principio del “al di là di ogni ragionevole dubbio”, cardine del processo penale, bensì quello del “più probabile che non”, di matrice civilistica.

Tale principio, unito all’inversione dell’onere della prova che grava sulla parte privata per la dimostrazione della provenienza lecita dei beni, configura un sistema opaco e privo di garanzie.

La Corte EDU ha stigmatizzato questa inversione, soprattutto per beni acquisiti molti anni prima, quando la prova diventa quasi impossibile (“prova diabolica”).

Nel precedente articolo abbiamo già rappresentato la natura giuridica della confisca di prevenzione.

Un sistema parallelo al diritto penale: una minaccia per i diritti individuali

L’ordinanza “Cavallotti” evidenzia come il sistema di prevenzione italiano si configuri come un sistema sanzionatorio parallelo a quello penale, privo delle garanzie tipiche del diritto penale liberale.

Tale sistema, basato su sospetti e indizi, non trova legittimazione nella Costituzione Italiana, che riconosce solo le pene e le misure di sicurezza, e rappresenta una minaccia per i diritti individuali, in primis il diritto di proprietà.

Le perplessità della Corte EDU: un invito a ripensare il sistema di prevenzione

Le perplessità sollevate dalla Corte EDU assumono un valore dirompente, aprendo una profonda riflessione sul sistema di prevenzione italiano.

La sua natura ibrida, sospesa tra sanzione e misura di sicurezza, la confusione tra prove e sospetti, l’inversione dell’onere della prova e la sua incompatibilità con i principi del diritto penale liberale impongono un serio ripensamento.

Questioni aperte: spunti sulle criticità per un dibattito costruttivo

L’analisi del caso Cavallotti apre diverse questioni:

  • Qual è la natura giuridica della confisca di prevenzione? È una sanzione penale, una misura di sicurezza o una categoria a sé stante?
  • È compatibile con i principi europei l’inversione dell’onere della prova, soprattutto per beni acquisiti molti anni prima?
  • Come bilanciare l’esigenza di prevenzione della criminalità con la tutela dei diritti individuali e del diritto di proprietà?
  • È possibile riformare il sistema di prevenzione italiano per renderlo compatibile con i principi europei e di matrice liberale?

Prospettive future: verso un sistema di prevenzione più equo e garantista

Le perplessità della Corte EDU impongono un serio ripensamento del sistema di prevenzione italiano.

Il dibattito pubblico acceso dal caso Cavallotti rappresenta un’occasione per avviare un confronto costruttivo tra le diverse posizioni e per delineare una riforma che renda il sistema di prevenzione più efficace nel contrasto alla criminalità, ma al tempo stesso rispettoso dei diritti individuali e del diritto di proprietà.

Efficacia e impatto sociale: un tema controverso in tema di misure di prevenzione

L’efficacia del sistema di prevenzione nel contrasto alla criminalità è un tema controverso.

Alcune ricerche ne dimostrano l’utilità, evidenziando un effetto deterrente, mentre altre evidenziano un impatto limitato.

L’impatto sociale del sistema di prevenzione è anch’esso controverso, con posizioni che ne esaltano la funzione di deterrenza e altre che ne criticano l’eccessiva invasività e stigmatizzano le sue ricadute negative sui cittadini ingiustamente colpiti.

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