Abuso informazioni privilegiate: condannato avvocato

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Abuso di informazioni privilegiate: condannato avvocato

Aveva riferito ad un proprio cliente dettagli su una fusione

Con la sentenza n. 39767/2023, la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha condannato un avvocato che ha divulgato informazioni riservate riguardo a una fusione societaria, riconoscendo un caso di abuso di informazioni privilegiate. Abuso informazioni privilegiate: condannato avvocato.

La vicenda

Un avvocato ha ricevuto un’accusa di abuso di informazioni privilegiate, conformemente all’articolo 184, comma 1, del Dlgs n. 58 del 1998 (TUF), poiché aveva avuto accesso a informazioni sensibili relative a una fusione societaria in corso.

Tuttavia, invece di trattenerle con dovuta riservatezza, ha condiviso tali informazioni con un suo cliente al di fuori dell’ambito normale delle sue attività professionali, senza alcuna giustificazione legittima.

Il cliente, sfruttando queste informazioni, aveva investito in un notevole numero di azioni della società coinvolta, ottenendo un considerevole profitto dopo l’annuncio ufficiale della fusione e l’aumento del valore delle azioni.

Il reato di abuso di informazioni privilegiate

È punito con la reclusione da due a dodici anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, della partecipazione al capitale dell’emittente ovvero dell’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio:

a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime;

b) comunica tali informazioni ad altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio o di un sondaggio di mercato effettuato ai sensi dell’articolo 11 del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014;

c) raccomanda o induce altri, sulla base di tali informazioni, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a).

Fuori dei casi di concorso, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a dieci anni e con la multa da euro ventimila a euro due milioni e cinquecentomila chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate per ragioni diverse da quelle indicate ai commi 1 e 2 e conoscendo il carattere privilegiato di tali informazioni, commette taluno dei fatti di cui al comma 1.
 […] 

Le disposizioni si applicano anche quando i fatti di cui ai commi 1, 2 e 3 riguardano condotte od operazioni, comprese le offerte, relative alle aste su una piattaforma d’asta autorizzata, come un mercato regolamentato di quote di emissioni o di altri prodotti oggetto d’asta correlati, anche quando i prodotti oggetto d’asta non sono strumenti finanziari, ai sensi del Reg. (UE) n. 1031/2010 della Commissione, del 12 novembre 2010.

La sentenza della Cassazione

I giudici di legittimità hanno affermato che la notizia di una fusione societaria costituisce senza dubbio un’informazione privilegiata.

Questa definizione si basa sul fatto che si tratta di un’informazione precisa, non ancora resa pubblica, che riguarda una società con strumenti finanziari quotati sul mercato telematico azionario.

Queste informazioni, chiamate “price sensitive“, possono influenzare le decisioni di un investitore ragionevole. Di conseguenza, l’abuso di queste informazioni può comportare conseguenze penali.

La sentenza ribadisce i principi affermati dalla giurisprudenza, stabilendo che la nozione di “informazione privilegiata” include non solo informazioni relative a eventi “price sensitive” già verificatisi, ma anche quelle legate a eventi ragionevolmente prevedibili in futuro.

Tuttavia, queste informazioni devono essere precise e sufficientemente specifiche per consentire di trarre conclusioni sul loro possibile impatto sui prezzi.

L’elemento soggettivo del reato di Abuso informazioni privilegiate

L’agente deve essere consapevole della natura privilegiata dell’informazione e del suo potenziale impatto significativo sul prezzo degli strumenti finanziari.

Nella situazione in questione, il tribunale ha ritenuto che l’avvocato, a causa della sua competenza professionale, avesse deliberatamente trasmesso queste informazioni al suo cliente e lo ha per questo condannato.

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