Responsabilità persona fisica ed ente

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Responsabilità da reato delle persone giuridiche: confini netti tra responsabilità della persona e dell’ente

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 51455 del 5 ottobre 2023, ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di appello di Firenze che aveva condannato una società per la responsabilità amministrativa da reato ex art. 25-septies del D.Lgs. n. 231 del 2001, in seguito al decesso di un lavoratore avvenuto durante l’esecuzione di lavori di disboscamento.

I fatti oggetto del processo

Il 22 luglio 2022, due squadre di operai addetti al taglio di piante, dipendenti della N. S. s.r.l., hanno fatto accesso all’area della ex sottostazione di trasformazione di energia elettrica della Terna s.p.a. sita nel territorio del Comune di [Omissis], per procedere al disboscamento di una porzione di terreno posta in pendenza verso il campo fotovoltaico ivi presente.

Il terreno in questione terminava in una ripida scarpata, alla cui base era presente un muro di contenimento dell’altezza di 3,90 metri, realizzato con tre corsi di gabbioni in rete metallica, collocati a realizzare quattro gradoni. Il primo gradone era alto 1,50 metri, il secondo e il terzo di circa un metro di altezza ciascuno, con una pedata di circa 50 centimetri. Alla base del muro si trovava una ringhiera metallica delimitante una fossetta di scolo delle acque piovane, di circa 40 cm. di larghezza e 50 cm. di profondità.

Nel corso della giornata, gli operai hanno eseguito il taglio degli alberi di alto fusto, senza procedere alla pulizia del terreno man mano. Di conseguenza, il terreno era ingombro di ramaglie posizionate alla rinfusa, con grossi tronchi frammisti a frasche.

Compito del lavoratore S. era quello di prendere le ramaglie lasciate sul pendio e portarle nella zona pianeggiante posta alla base. Per far ciò, egli è salito e sceso dai gradoni.

Alle ore 16:11, il S. è precipitato lungo il muro, investito da materiale legnoso, finendo nella fossetta di scolo. Nel frangente, il lavoratore ha riportato lesioni, cagionategli sia dallo scivolamento lungo il bordo del muro che dall’urto di un grosso tronco che era precipitato anch’esso sino alla fossetta. La gravità delle lesioni ne ha determinato la morte.

La sentenza della Cassazione in relazione alla responsabilità persona fisica ed ente

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso proposto dalla società N. S. s.r.l., in quanto i giudici di merito avevano affermato la responsabilità dell’ente sulla base di una motivazione carente e contraddittoria.

In particolare, la Corte ha rilevato che:

  • i giudici di merito non avevano fornito alcuna prova dell’esistenza di una prassi consolidata di violazione delle norme di sicurezza sul lavoro da parte dei dipendenti della società;
  • la società aveva adottato tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente, tra cui la redazione di un documento di valutazione dei rischi e di un piano operativo di sicurezza;
  • la mancata vigilanza da parte della società sull’operato dei preposti non era imputabile a colpa, in quanto la società aveva adottato un sistema di controllo adeguato alla dimensione dell’impresa e alle caratteristiche del lavoro da eseguire.

La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte di appello di Firenze per un nuovo esame, che dovrà tener conto dei principi di diritto enunciati dalla Corte di Cassazione.

Principio di diritto ricavabile dalla lettura della Sentenza

La responsabilità da reato delle persone giuridiche è fondata sulla colpa di organizzazione, che si configura come il rimprovero derivante dall’inottemperanza da parte dell’ente all’obbligo di adottare le cautele, organizzative e gestionali, necessarie a prevenire la commissione dei reati previsti tra quelli idonei a fondare la responsabilità del soggetto collettivo.

La mancata adozione e l’inefficace attuazione degli specifici modelli di organizzazione e di gestione prefigurati dal legislatore non è un elemento costitutivo della tipicità dell’illecito dell’ente, ma una circostanza atta ex lege a dimostrare che sussiste la colpa di organizzazione.

Il verificarsi del reato non implica ex se l’inidoneità o l’inefficacia delle misure di sicurezza adottate dall’ente, ma è necessario un accertamento concreto che tenga conto di tutte le circostanze del caso concreto.

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