Morti bianche: risponde il datore?

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Emergenza morti bianche: quali sono le responsabilità del datore di lavoro?

Il dato: 189 morti bianche tra gennaio e marzo 2022.

La tragedia delle morti bianche è sempre più allarmante.

Le cause di questo drammatico fenomeno sono la scarsa cultura della prevenzione, l’assenza di dispositivi di sicurezza, le inadempienze delle imprese e talvolta le disattenzioni dei lavoratori.

Quali sono le eventuali responsabilità del datore di lavoro? 

E se ce ne sono, la vittima ed i familiari di quest’ultima hanno diritto ad ottenere un risarcimento del danno?

Risponde i datore di lavoro? Gli obblighi

Il primo importante obbligo del datore di lavoro è quello di adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri dipendenti e per prevenire i rischi di infortunio.

Il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.Lvo. 81/08) elenca queste misure:

  • valutazione, riduzione ed eliminazione dei rischi; 
  • idonea e adeguata informazione, formazione e addestramento dei lavoratori e dei dirigenti; 
  • controlli sanitari; 
  • manutenzione degli ambienti e delle attrezzature di lavoro; 
  • programmazione e adeguamento delle misure di prevenzione; 
  • organizzazione del lavoro; 
  • adozione di misure per il controllo delle situazioni di emergenza (primo soccorso, incendi, ecc.);
  • obbligo di vigilare sul corretto comportamento dei delegati, in caso di delega di funzioni; 
  • fornitura di idonei dispositivi di protezione.

In caso di infortunio o malattia professionale, vi è responsabilità del datore di lavoro quando non sono stati osservati gli obblighi imposti dalla legge.

per ottenere una consulenza in caso di infortunio sul lavoro.

Responsabilità civile e penale del datore di lavoro

Il datore di lavoro può incorrere in responsabilità civile, penale ed amministrativa.

L’articolo 40 del codice penale ne prevede responsabilità qualora l’evento dannoso o pericoloso sia scaturito da una sua azione od omissione: 

Non impedire un evento, che si ha lobbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

Anche l’azienda può risponderne penalmente.

In questo caso il legislatore ha previsto una disciplina ad hoc contenuta nel D.Lgs. 231/2001 che prevede una responsabilità amministrativa da reato in capo alla società. 

(leggi il nostro articolo in tema di conseguenze per l’azienda per mancata formazione del dipendente per saperne di più).

Nel caso in cui il lavoratore patisse delle lesioni gravi o gravissime, ovvero il decesso, anche l’ente giuridico potrebbe essere chiamato a risponderne, ai sensi dell’art. 25 septies D.lvo. 231/2001: alla società potrebbe essere applicata unasanzione di natura pecuniaria oppure di natura interdittiva.

(Leggi il nostro precedente articolo in tema di morte per esposizione ad amianto)

Le recenti morti bianche: il reato di omicidio colposo

Nella giornata del 18.11.2021 ci sono stati ben 3 decessi di lavoratori. 

A Torino, era in corso l’assemblaggio di una gru da cantiere tramite l’impiego di un’altra gru quando, pare a causa del cedimento del terreno, due gru sono collassate una sull’altra. I tre operai morti erano all’interno dell’intelaiatura della gru edile intenti a ultimare gli ultimi fissaggi del braccio di lavoro. Nel crollo, sono stati colpiti e feriti anche tre passanti.

Gli Uffici della Procura della Repubblica indagano sui decessi, cercando di comprenderne le cause e molto probabilmente si arriverà a contestare il reato di omicidio colposo.

L’articolo 589 del Codice penale stabilisce che “chiunque cagioni per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.” 

Quando la morte è conseguente ad una violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è da due a sette anni di reclusione.

La più recente giurisprudenza ha stabilito come, anche in presenza di un comportamento imprudente del lavoratore, non può essere escluso il reato di omicidio colposo del datore se quest’ultimo ha trascurato le procedure di sicurezza con l’inosservanza delle norme antinfortunistiche. (Corte di Cassazione, sentenza n. 1218 del 2020)

Il datore di lavoro è esente da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente, e le sue conseguenze, presentino caratteri di abnormità, esorbitanza ed eccezionalità rispetto all’attività lavorativa e alle istruzioni organizzative ricevute (da ultimo Corte di Cassazione, sentenza n. 29585 del 2020).

Quindi, il nesso causale tra la prestazione e l’attività assicurata può essere interrotto solo in presenza di una colpa esclusiva del dipendente (il cosiddetto rischio elettivo), ossia una condotta personalissima del lavoratore, estranea all’esercizio dell’attività lavorativa, esercitata volontariamente e per motivi del tutto personali (sentenza della Corte di Cassazione n. 16026 del 2018).

Risarcimento ai familiari per la morte del lavoratore

Va anzitutto specificato come si possa ottenere un risarcimento anche per l’infortunio occorso durante un lavoro in nero, quindi in assenza di contratto.

In caso di infortunio con esito mortale, i familiari della vittima hanno certamente diritto ad un risarcimento.

L’Inail, infatti, riconosce ai congiunti del lavoratore deceduto diverse prestazioni economiche, tra cui una rendita, non soggetta a tassazione Irpef.

Oltre alla rendita, i coniugi e i figli, o in assenza di questi, i genitori e i fratelli, hanno diritto a ricevere da parte dell’Inail:

  • un beneficio economico una tantum, calcolato in base al numero dei familiari superstiti che ne hanno diritto;
  • un assegno funerario, per contribuire alle spese sostenute in occasione della morte di lavoratori deceduti a seguito di un infortunio sul lavoro.

In aggiunta, qualora tra le cause dell’infortunio mortale risultasse una responsabilità del datore di lavoro, i familiari avrebbero diritto anche al risarcimento di tutti i danni biologici, morali e patrimoniali subiti per la morte del congiunto.

Recentemente la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento anche ai parenti stretti del soggetto rimasto gravemente leso a causa di un illecito colposo.

Da qualche anno, quindi, il risarcimento del danno riflesso è ammesso anche per i parenti del macroleso, per le sofferenze morali patite e per l’inevitabile sconvolgimento delle abitudini di vita che un evento del genere scatena all’interno di un nucleo familiare.

il nostro studio per avere una consulenza approfondita sulle tematiche richiamate.

Avv. Fabio Ambrosio

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