Ricettazione: accolta l’istanza della difesa, scarcerazione dell’indagato ed ammessione agli arresti domiciliari
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano ha accolto l’istanza di sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari avanzata dall’Avv. Fabio Ambrosio, difensore dell’indagato, sessantenne incensurato, coinvolto in un procedimento penale per ricettazione di tre orologi di pregio.
Il caso giudiziario della ricettazione
L’Assistito era stato sottoposto a fermo e successivamente alla custodia cautelare in carcere il 4 aprile 2025, per l’ipotesi di cui all’art. 648 c.p., che prevede una pena detentiva da 2 anni ad 8 anni.
L’accusa era quella di aver acquistato o comunque ricevuto beni provenienti da reato.

Tuttavia, fin dalla convalida, l’indagato aveva ammesso i fatti, manifestando sincero pentimento e attribuendo la propria condotta a una grave situazione economica, legata alla precarietà del suo lavoro stagionale.
In sede di convalida del fermo, però, il Giudice ha disposto la permanenza nell’istituto detentivo per l’indagato.
La strategia difensiva e il parere favorevole del Pubblico Ministero per la scarcerazione
Dopo solo un mese dalla decisione del Giudice, però, il difensore è riuscito ad ottenere un’importante risultato: la scarcerazione del proprio assistito.
Infatti, l’istanza di sostituzione della misura cautelare di massimo rigore, ex art. 299 c.p.p., è stata presentata l’8 maggio 2025, e, in data 13.05.2025 il Gip ha disposto l’applicazione degli arresti domiciliari.
La strategia è stata quella di non contestare i gravi indizi di colpevolezza già accertati, ma è stata posta al centro la richiesta di una valutazione più proporzionata delle esigenze cautelari.
Il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, ha avallato le richieste difensive ed ha espresso parere favorevole alla sostituzione, ritenendo adeguata la misura degli arresti domiciliari per contenere il pericolo di reiterazione.
Le argomentazioni del Difensore hanno convinto anche il Gip che ha valutato positivamente:
- la personalità del prevenuto, descritta come mite, collaborativa e priva di precedenti;
- il contesto familiare stabile e disponibile ad accoglierlo presso l’abitazione distante dal luogo di commissione del reato;
- l’assenza di elementi che colleghino l’indagato a dinamiche criminali più estese.
Una misura cautelare proporzionata e rispettosa dei diritti
Nel provvedimento, il Giudice ha riconosciuto che, pur in presenza di un reato non trascurabile, la misura degli arresti domiciliari – eventualmente rafforzata da strumenti di controllo elettronico – potesse apparire sufficiente a salvaguardare le esigenze cautelari ancora attuali, senza ricorrere alla custodia carceraria.
Il provvedimento tiene conto anche dell’età dell’indagato, del suo status di padre e nonno, della sua incensuratezza e della concreta possibilità che, anche in caso di condanna, possa accedere a forme di pena contenuta o riti alternativi, vista la pena edittale (2-8 anni) e le circostanze attenuanti.
Lo Studio Legale AMP: esperienza e sensibilità nella difesa dei diritti
Con questa pronuncia, lo Studio Legale AMP ha confermato la propria competenza nella gestione strategica delle misure cautelari personali, riuscendo a ottenere un risultato equilibrato, rispettoso della dignità dell’indagato e coerente con i principi di proporzionalità e adeguatezza propri del sistema penale.



