Spese processuali: quando non pagarle?

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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: quando non si pagano le spese processuali

La Cassazione chiarisce quando il ricorrente non è condannato alle spese processuali

Il ricorrente che avanza ricorso per Cassazione può essere condannato al pagamento delle spese processuali ed anche al versamento di una somma in favore della Cassa per le ammende.

Tuttavia, vi sono ipotesi in cui il ricorrente non è tenuto al pagamento di tali somme, anche quando il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Una di queste ipotesi è quella in cui la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso deriva da una causa non imputabile al ricorrente.

Il caso analizzato dalla Corte di Cassazione in relazione alle spese processuali

Un esempio di questo tipo è quello di un ricorrente che propone un ricorso per Cassazione avverso un decreto di sequestro preventivo.

Successivamente al deposito del ricorso, il sequestro è stato revocato dal giudice del riesame ed il ricorrente non aveva più alcun interesse alla decisione della Cassazione.

Il principio di diritto (sez. III – sentenza n. 51570 del 14.11.2023)

In questi casi, la Cassazione ha statuito che il ricorrente non può essere condannato al pagamento delle spese processuali o al versamento di una somma in favore della Cassa per le ammende.

La decisione della Cassazione è importante perché chiarisce quando il ricorrente non è tenuto al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso.

In particolare, il ricorrente non è tenuto al pagamento delle spese processuali se la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso deriva da una causa non imputabile a lui.

In questo caso, il ricorrente può evitare di sostenere un costo economico significativo.

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