Ritiro porto d’armi

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Spara un colpo in aria per difendere la propria abitazione dai ladri: ritirato il porto d’armi

Tizio spara un colpo in aria per difendere la propria abitazione da alcuni malintenzionati che tentavano di scavalcare il muro di cinta. A seguito dell’accaduto, gli viene comminato il divieto di detenzione armi e munizioni e il ritiro del porto d’armi.

Tizio impugna il provvedimento dell’Amministrazione, lamentando travisamento dei fatti, arbitrarietà, perplessità e genericità del provvedimento, istruttoria inadeguata e travisamento dei fatti.

Decisione del Tar:

Il Tar Campania ha respinto il ricorso di Tizio, confermando la legittimità del provvedimento dell’Amministrazione.

Motivi della decisione: Il porto d’armi non è un diritto, ma una eccezione al divieto di detenzione armi. Un giudizio di inaffidabilità dell’Amministrazione può basarsi su elementi fattuali non necessariamente connotati nel tempo, come ad esempio dei precedenti penali.

L’esplosione di un colpo di fucile in aria per spaventare dei malintenzionati configura un elemento sintomatico di una non piena affidabilità nell’uso e maneggio delle armi (art. 11 TULPS) ed, altresì, reato ai sensi dell’art. 703 c.p.

Articolo 703 codice penale:

L’articolo 703 c.p. punisce chi, senza licenza, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, spara armi da fuoco, accende fuochi d’artificio, lancia razzi, o innalza aerostati con fiamme, o fa accensioni o esplosioni pericolose. La pena prevista è l’ammenda fino a € 103. Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese.

Le conclusioni che hanno portato al ritiro del porto d’armi

Il Tar Campania ha ritenuto che il comportamento di Tizio, pur essendo giustificato dall’esigenza di difendere la propria abitazione, integri comunque gli estremi del reato di cui all’articolo 703 c.p. e sia sintomatico di una non piena affidabilità nell’uso e maneggio delle armi, così come previsto dall’art. 11 del TULPS.

Dispositivo dell’art. 11 TULPS

Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:

1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione;

2) a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.

Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione.

Di conseguenza, il provvedimento di divieto di detenzione armi e munizioni e il ritiro del porto d’armi sono stati ritenuti legittimi.

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