Tradire il coniuge è reato?

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A differenza di quanto avveniva in passato, il tradimento coniugale non costituisce più un reato. Tradire il coniuge è reato?

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 559 e 560 del codice penale attraverso le sentenze n. 126/1968 e n. 147/1969. Tuttavia, l’infedeltà coniugale rimane un tema di grande rilevanza sul piano giuridico.

Infatti, in alcuni casi, il tradimento può essere considerato reato, anche se di solito non lo è.

La questione dipende da come avviene il tradimento e dalle sue conseguenze.

Ovviamente, l’infedeltà coniugale può ancora avere gravi conseguenze giuridiche, specialmente in casi di divorzio o separazione.

Per questo motivo, è importante cercare assistenza legale qualificata se si sta affrontando una situazione di tradimento o infedeltà coniugale.

Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.)

La Cassazione ha stabilito che il reato di maltrattamenti in famiglia può sussistere in caso di condotta fedifraga reiterata e umiliante.

In particolare, la condotta deve essere caratterizzata da una continua serie di insulti e infedeltà ostentate, che causano sofferenze morali alla vittima. Il delitto può essere configurato anche quando un coniuge costringe l’altro a ricevere in casa l’amante.

Si tratta di un reato abituale che si caratterizza per la ripetizione di una serie di fatti che, presi singolarmente, potrebbero non essere punibili.

Il reato si perfeziona quando si realizza un minimo di tali condotte collegate da un nesso di abitualità.

Il tradimento abituale, commesso con piena consapevolezza da parte del coniuge e alla luce del sole, potrebbe rappresentare un presupposto per far scattare la responsabilità penale.

La vittima costretta a sopportare continue infedeltà si trova in uno stato di sofferenza che potrebbe configurare il reato di maltrattamenti in famiglia. Questo è stato confermato dalla Suprema Corte in diverse occasioni.

Altri reati connessi al tradimento

Vi sono ipotesi criminose non direttamente collegate al reato di tradimento.

Nel caso in cui, ad esempio, si ricatti il proprio amante, magari sposato/a, minacciando di rivelare la relazione a meno che questi continui la relazione adulterina oppure paghi una somma di denaro, si commette il reato di estorsione. (Cassazione penale, sent. N. 9750/2020).

Così come, si può parlare di atti persecutori o stalking quando l’amante tempesta di telefonate e messaggi il coniuge tradito, al fine di offenderlo o di indurlo a chiedere la separazione.

Separazione con coniuge per tradimento

Il tradimento può rientrare nelle cause per le quali si può richiedere l’addebito, rappresentando esso una violazione degli obblighi coniugali, nello specifico l’obbligo di fedeltà.

Può esserci infatti addebito della separazione se la rottura del matrimonio è determinata dal tradimento di uno dei coniugi.

L’addebito è invece escluso se il tradimento è intervenuto successivamente alla crisi coniugale poiché, in questo caso, si ritiene che l’infedeltà non abbia determinato la rottura del vincolo matrimoniale che era già di per se terminato, con la fine dell’affectio coniugalis.

La Cassazione, con la sentenza n. 17741/2013 ha infatti stabilito che “…l’infedeltà di un coniuge può essere rilevante al fine dell’addebitabilità della separazione solo quando sia stata la causa della frattura del rapporto coniugale e non quando risulti che essa non abbia avuto incidenza negativa sull’unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza tra i coniugi, come quando si accerti una rottura tra i coniugi già esistente prima del tradimento, e quindi, una situazione autonoma ed indipendente dalla successiva violazione al dovere di fedeltà tra i coniugi”.

Risarcimento del coniuge per tradimento

Ci si chiede se spetti un risarcimento danni quando la causa della separazione e del divorzio sia il tradimento.

Anzitutto, sarà necessario verificare che il tradimento sia la sola ed effettiva causa della fine della relazione, affinché il giudice chieda l’addebito delle spese processuali all’altro coniuge.

Perché la separazione preveda l’addebito al coniuge traditore dunque è necessario che coppia sia entrata in crisi in seguito all’atto di adulterio e non per precedenti motivi che abbiano poi portato alla rottura.

La Cassazione riconosce al coniuge tradito, verificati i presupposti come sopra descritti, il diritto di ottenere il risarcimento danni. Secondo la Suprema Corte, infatti, la violazione degli obblighi contrattuali stipulati durante il matrimonio è il presupposto di un illecito civile.

Qualora dunque il partner non rispetti i doveri derivanti dal matrimonio, tra i quali quello di fedeltà, questi ha l’obbligo di risarcire i danni che cagiona all’altro coniuge, anche morali. Difatti, le Sentenza n.9801 del 2005 e n. 18853 del 2011, hanno stabilito che il tradimento può essere risarcito come illecito civile, perché infrange le norme del Codice civile su cui si basa il matrimonio: gli articoli 143 e 160.

Ma quali sono i presupposti sulla base dei quali poter chiedere un risarcimento danni? Eccoli:

  • aver subito un danno
  • un comportamento scorretto o illegittimo da parte del coniuge
  • un nesso causale tra il comportamento scorretto e il danno subito
  • la prova che il nesso causale tra il comportamento e il danno sia effettivo.

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