Omicidio del vigile Laura Ziliani

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Omicidio volontario: le indagini sulla morte dell’ex vigilessa Laura Ziliani

Confessano le figlie ed il fidanzato Mirto Milani l’omicidio di Laura Zilliani

Sono passati 8 mesi dall’arresto di Silvia e Paola Zani, le due figlie di Laura Ziliani, e di Mirto Milani, il fidanzato della più grande delle due.

Dopo mesi di silenzio, uno dopo l’altro, i tre indagati hanno confessato l’omicidio.

Hanno, infatti, dichiarato: “Le abbiamo dato i farmaci, poi le abbiamo messo un sacchetto in testa e lo abbiamo chiuso. Laura non moriva e io e Silvia le abbiano stretto le mani al collo”.

Un racconto dell’orrore quello di Mirto Milani, uno degli assassini della ex vigilessa di Temù, paese in provincia di Brescia, uccisa lo scorso 8 maggio dallo stesso Milani e da due delle sue tre figlie, Silvia e Paola.

Laura Ziliani, vedova dal 2012, era scomparsa nel nulla l’8 maggio del 2021.

È stata la stessa figlia maggiore Silvia a dare l’allarme ai Carabinieri quella mattina: ”Mamma è uscita di casa da sola per andare a fare una passeggiata a Villa Dalegno: non aveva il telefono e sarebbe dovuta rientrare perché dovevamo andare insieme alla discarica per smaltire vecchio materiale”.

Il corpo senza vita della donna è stato ritrovato diverso tempo dopo, più precisamente ad agosto, quando una piena del fiume Oglio lo ha dissepolto dall’argine dov’era stato sotterrato.

Secondo la ricostruzione formulata dagli inquirenti, sulla base anche di rilievi medici effettuati sul cadavere, ritrovato in avanzato stato di decomposizione, la donna sarebbe stata prima stordita con delle benzodiazepine, e poi soffocata senza sforzo quando ormai non era più in grado di reagire. 

Dopo mesi di indagini tutti gli indizi raccolti portavano alle due figlie della Ziliani e al fidanzato di Silvia, che poi si è scoperto avere una relazione clandestina anche con Paola.

Un torbido sfondo per un delitto efferato. I tre erano stati arrestati nello scorso settembre

L’avviso di chiusura delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. per l’omicidio

A quel punto gli indagati, ristretti nel carcere di Verziano (Brescia), hanno richiesto di essere interrogati, facoltà rientrante tra quelle previste dall’art. 415 bis c.p.p..

A seguito di mesi di silenzio il trio criminale ha confessato l’omicidio, ricostruendo con minuzia di particolari quanto accaduto.

Il movente del terribile gesto sarebbe di natura economica.

Gli investigatori hanno infatti captato alcune conversazioni in cui le due sorelle commentavano tra loro la situazione patrimoniale della madre, precisando la volontà di impossessarsi del canone d’affitto di alcuni degli appartamenti di proprietà di quest’ultima.

I tre avrebbero infatti ucciso la Ziliani per mettere le mani sull’importante patrimonio immobiliare della donna al fine di risolvere i rispettivi problemi economici.

I reati contestati dalla Procura di Brescia sono omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere: adesso cosa rischiano i presunti assassini?

Gli indagati saranno chiamati a rispondere di omicidio volontario aggravato ai sensi degli artt. 575 e 576 comma I n. II dalla premeditazione, e dall’aver commesso il fatto ai danni dell’ascendente con riferimento alle sorelle Zani, nonchè di occultamento di cadavere di cui all’art. 412 c.p.

Se vuoi approfondire la disciplina ed il trattamento sanzionatorio previsto per i summenzionati reati clicca qui.

A breve il PM presso la Procura di Brescia procederà con la richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati.

Rito abbreviato ai sensi dell’art. 438 c.p.p. per l’omicidio del vigile Laura Ziliani: è ancora possibile?

In attesa dell’apertura della fase processuale, quel che è certo è che risulta preclusa per i tre la possibilità di accedere al rito abbreviato, così come disciplinato dall’art. 438 e ss.

Difatti, a seguito della modifica ad opera della L. 12 aprile 2019. n. 33, che ha introdotto il comma 1 bis nel corpo dell’art. 438 c.p.p., tale rito di carattere premiale, che comporta un consistente sconto di un terzo sulla pena, è precluso in presenza di reati che, come l’omicidio volontario aggravato, sono puniti con la pena dell’ergastolo.

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