I crimini di guerra: il caso Ucraina

Tabella dei Contenuti

E’ guerra in Ucraina: i crimini di guerra nel corso della storia, il processo di Norimberga

Gli occhi del Mondo sono puntati sul conflitto in atto ai danni dell’Ucraina causato dalla Russia, compresi i crimini guerra contro l’Ucraina.

Questo accadimento riporta alla memoria le atrocità commesse nel corso della Seconda Guerra Mondiale dagli eserciti che combatterono in tutte le parti del mondo.

Quando nel 1945 terminò, dopo ben sei anni, l’orribile carneficina, un solo proposito era presente nelle intenzioni delle Nazioni vincitrici: giudicare severamente chi aveva causato tutto.

I crimini di guerra a processo

Fu così che nacque l’idea di sottoporre a processo i principali esponenti del regime Nazista.

Questa decisione fu presa dai tre capi della coalizione Alleata: Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Josip Stalin.

I criminali di guerra dovevano essere processati per le nefandezze commesse durante il secondo conflitto mondiale.

I crimini di guerra: il processo di Norimberga

Il processo di Norimberga si tenne nel Palazzo di Giustizia della omonima città tedesca dal 20 novembre 1945 al 1 ottobre 1946.

Fu scelta la città della Baviera perché era un simbolo del regime nazista, venivano celebrate lì tutte le grandi adunate di Partito ed inoltre aveva conservato integro il Palazzo di Giustizia.

Durante il suo svolgimento, il Tribunale militare internazionale designato, giudicò ventiquattro dei più importanti gerarchi Nazisti catturati dopo la fine delle ostilità.

Stati Uniti, Regno Unito, Unione Sovietica e Francia avrebbero stabilito il metodo per giudicare ed eventualmente punire i responsabili dei crimini di guerra.

Ognuna delle quattro Nazioni giudicanti ebbe diritto ad avere un giudice, un sostituto ed i procuratori. 

Il diritto – dovere di giudicare i crimini di guerra

La genesi del processo, le motivazioni poste alla base del medesimo, la scelta delle personalità giuridiche, pur di rilievo, chiamati a giudicare i crimini di guerra, sono ad oggi dibattute: 

Il giurista Hans Kelsen affermò che: 

«Solo una corte costituita da un trattato internazionale del quale non solo i vincitori, ma anche gli stati sconfitti siano parti contraenti, non incontrerà quelle difficoltà con cui dovrà confrontarsi una corte nazionale.»

Il professor Al Goodheart, di contro:

«Anche se questo argomento può suonare attraente in teoria, esso ignora il fatto che va contro l’amministrazione della legge di qualsiasi nazione. Se fosse vero, allora nessuna spia potrebbe avere un processo legale, perché il suo caso è sempre trattato da giudici che rappresentano la nazione nemica. Eppure nessuno in questi casi ha mai sostenuto che fosse necessario chiamare una giuria neutrale. I prigionieri avevano il diritto di chiedere che i loro giudici fossero equi, ma non che fossero neutrali.»

La legittimità del processo contro i crimini di guerra

Ponendo un’interessante questione preliminare, gli avvocati degli imputati misero in discussione la legittimità del processo stesso: su tutti, fu invocato il principio “Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali”, il quale non ammette l’emanazione di leggi che con effetti retroattivi.

Nella sostanza, comunque, si contestava che per la prima volta nella Storia, dopo una guerra, i vincitori si “arrogassero” il diritto di processare i vinti.

L’eccezione, sebbene molto ben formulata ed articolata, fu tuttavia respinta, poiché la Corte ritenne che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e i crimini contro la pace erano violazione di leggi internazionali preesistenti, quali ad esempio la Convenzione dell’Aia, di Ginevra e il Patto Briand-Kellogg. 

Venne allora eccepito che questi trattati non erano vincolanti per Germania, Italia e Giappone, atteso che non erano mai stati da queste ratificati.

Anche tale eccezione venne recisamente respinta, argomentando la Corte analogicamente che se una convenzione internazionale viene ratificata da un dato numero di Stati per un periodo di tempo ragionevolmente lungo, detta convenzione può considerarsi come vincolante per ogni Nazione, e non solo per quelle che l’hanno ratificata. Tuttavia tale formulazione normativa appare quanto meno svincolata da norme preesistenti.

Le contestazioni

I capi d’accusa di cui dovevano rispondere gli imputati erano per aver:

  • cospirato per commettere crimini contro la pace;
  • pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione;
  • commesso crimini di guerra;
  • commesso crimini contro l’umanità.

Il reato di crimini di guerra

Un crimine di guerra è una violazione punibile, a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relativa al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Ogni singola violazione delle leggi di guerra costituisce un crimine di guerra.

I crimini di guerra comprendono inoltre le violazioni delle protezioni stabilite dalle leggi di guerra ed anche il mancato rispetto delle norme e delle procedure di combattimento.

Si tratta, ad esempio:

  • dell’attacco rivolto a quanti espongono una bandiera bianca indicante un cessate il fuoco;
  • l’uso truffaldino della stessa bandiera bianca per dissimulare la condizione bellica, preparare e dare inizio ad un attacco;
  • l’uso improprio dei segni distintivi della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale e degli altri segni protettivi;
  • il maltrattamento dei prigionieri di guerra o dei civili, sanciti dalle Convenzioni di Ginevra.

La configurabilità del reato di crimine di guerra attiene alle singole legislazioni nazionali.

Le nazioni possono:

  • prevedere e circostanziare le fattispecie delittuose;
  • recepire i reati per effetto di trattati esterni all’ordinamento medesimo.

Il Codice di Norimberga

I crimini di guerra rappresentano un tema centrale nell’ambito del diritto internazionale umanitario anche perché, a seguito del processo di Norimberga, si provò a codificarne le risultanze nel diritto positivo.

Il “Codice di Norimberga”, contenente un’articolata proposta di normazione per talune fattispecie, fu il primo esempio di codificazione.

A questo seguì l’istituzione di tribunali internazionali ad hoc, per finire con la nascita della Corte penale internazionale grazie allo Statuto di Roma.

I recenti crimini di guerra

Esempi recenti di procedure giudiziarie per crimini di guerra sono

  • “International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia”;
  • “International Criminal Tribunal for Rwanda”,

istituiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite.

Tra gli accusati di aver commesso crimini di guerra e sotto processo alcuni ex-presidenti, o capi di governo vi sono:

  • Karl Dönitz;
  • Hideki Tōjō;
  • Charles Taylor;
  • Saddam Hussein;
  • Slobodan Milošević.

Attualmente, però persino la definizione dello stato di guerra è messa in discussione, in virtù dell’introduzione della Carta delle Nazioni Unite del 1945.

Se la guerra stessa è diventata “azione criminale”, il termine “crimine di guerra” ha perso la propria efficacia.

Il reato di crimini contro l’umanità

La locuzione crimine contro l’umanità definisce le azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli che, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, sono percepite come perpetrate in danno dell’intera umanità. 

I crimini contro l’umanità sono in genere distinti dai crimini di guerra e talvolta anche dal genocidio; non tutti gli ordinamenti giuridici prevedono direttamente figure di crimini contro l’umanità, mentre alcuni le prevedono indirettamente, in forma recettizia di trattati internazionali.

I reati ascrivibili nell’elenco delle fattispecie dei crimini contro l’umanità sono:

  • il genocidio 
  • la pulizia etnica 
  • lo sterminio di massa 
  • il democidio
  • la deportazione 
  • la sparizione forzata 
  • la tortura 
  • lo schiavismo
  • la distruzione di fondamentali patrimoni artistici riconosciuti come bene dalla massima importanza per l’umanità e di importanti ambienti naturali per l’umanità.

La Corte penale internazionale

La Corte penale internazionale (International Criminal Court – ICC), è situata a L’Aia e basata sul trattato di Roma del 17.07.1998, è entrata in funzione il 01.07.2002 per i processi relativi ai crimini di guerra commessi a partire da tale data. 

Mancando tuttavia un diritto internazionale universale, oltre che di ratifica e ricezione degli ordinamenti interessati dai crimini, tutti gli imputati hanno spesso opposto un vizio di competenza dei tribunali che li hanno giudicati.

I crimini contro l’umanità sono uno degli oggetti di giudizio della Corte penale internazionale che opera nei termini previsti dallo Statuto di Roma.

Tale Corte non sostituisce la giurisdizione ordinaria ma la affianca.

Per questo è stato eccepito il rischio di pregiudizio ad una garanzia procedurale corrente presso la maggioranza degli ordinamenti, in ordine alla quale l’imputato non può essere giudicato due volte per lo stesso delitto.

Differenze tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità

L’Accordo di Londra, che istituì il Tribunale di Norimberga (8 agosto 1945) elencò, tra i reati contestabili ai criminali nazisti, il «crimine contro l’umanità» (articolo 6, comma C), distinguendolo dal crimine di guerra.

Il principio fu ripreso nello Statuto del Tribunale militare internazionale per l’Estremo Oriente, conosciuto anche come Carta di Tokyo (19 gennaio 1946).

Altro tassello codificativo del reato è stata la «Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio», siglata all’ONU nel 1948 (Risoluzione n. 260 del 9 dicembre 1948); essa fornì la definizione normativa di genocidio.

La stessa definizione fu recepita, negli anni novanta del XX secolo, nello Statuto del Tribunale per la ex-Jugoslavia e in quello per il Ruanda.

Da ultimo nel 1998, con l’approvazione dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale, il reato di crimini contro l’umanità è stato inserito nell’elenco dei principali reati perseguiti dalla Corte, insieme ai crimini di guerra ed al crimine di aggressione.

Il conflitto in Ucraina

La Corte penale internazionale, a seguito dei report sulla situazione della guerra in Ucraina, ha aperto un’inchiesta al fine di indagare su presunti crimini di guerra commessi dai militari Russi.  

Ma adesso cosa rischia davvero “lo zar” Vladimir Putin?

Se venisse giudicato colpevole di crimini di guerra, potrebbe essere condannato anche all’ergastolo. Tuttavia, nella vicenda giudiziaria vi sarebbe un ostacolo al momento insormontabile.

Anche se fossero raccolte evidenze probatorie sufficienti a mettere sotto accusa Putin, non potrebbe comunque iniziare un processo a suo carico,

Secondo i principi di diritto stabiliti dai Trattati Internazionali e dalla Corte Penale Internazionale, sebbene né Russia né Ucraina abbiano ratificato, riconoscendone quindi la legittimità l’esistenza della stessa, i processi davanti alla Corte non si possono svolgere in contumacia, ovvero in assenza dell’imputato.

Putin dovrebbe quindi prima essere arrestato, e solo successivamente processato, come avvenuto, appunto sin dal processo di Norimberga e per tutti i processi che si sono celebrati per i crimini di guerra.

Condizione che al momento, appare assai improbabile perché comporterebbe o l’uscita di Putin al di fuori del territorio russo, o un rovesciamento del governo russo, susseguente ad una invasione militare avversaria, con conseguenze politiche la cui gravità non è difficile immaginare.

La tragedia di Bucha

La Corte penale internazionale, a seguito della controversa vicenda di Bucha, ha finalmente deciso di indagare in modo più approfondito sul teatro di guerra,  su presunti crimini di guerra commessi dai militari Russi.  

A Bucha infatti, dopo giorni in cui le vicende belliche erano circondate dal sospetto dei crimini perpetrati dai soldati russi, sarebbe stato commesso il più grave, finora, crimine dei 40 giorni di guerra. 

Sarebbero infatti morti decine di civili, di cui sono stati rinvenuti i cadaveri e, naturalmente, i responsabili. Tutto porterebbe a ritenere che questi siano, appunto, i russi.

Ma ovviamente i media e i capi di stato maggiore russi smentiscono categoricamente, parlando di montatura da parte dei media internazionali.

Tuttavia, anche in caso di inerzia della Corte di giustizia Internazionale, dopo le immagini che testimoniavano del massacro commesso a Bucha, gli inquirenti ucraini hanno aperto indagini su 4.684 presunti crimini di guerra che sarebbero stati commessi dai russi. 

Il procuratore generale Iryna Venediktova ha compiutamente descritto le orribili condizioni delle città recentemente liberate intorno alla cintura di Kiev, promettendo pugno duro contro gli atti disumani commessi ed i loro responsabili, come riferito nel corso di una conferenza stampa tenuta simbolicamente proprio a Bucha.

Vladimir Putin: cosa rischia?

Ma adesso cosa rischia davvero “lo zar” Vladimir Putin?

Se venisse giudicato colpevole di crimini di guerra, potrebbe essere condannato anche all’ergastolo. Tuttavia, nella vicenda giudiziaria vi sarebbe un ostacolo al momento insormontabile.

Anche se fossero raccolte evidenze probatorie sufficienti a mettere sotto accusa Putin, non potrebbe comunque iniziare un processo a suo carico, perché secondo i principi di diritto stabiliti dai Trattati Internazionali e dalla Corte Penale Internazionale, sebbene né Russia né Ucraina abbiano ratificato, riconoscendone quindi la legittimità l’esistenza della stessa, i processi davanti alla Corte non si possono svolgere in contumacia, ovvero in assenza dell’imputato.

Putin dovrebbe quindi prima essere arrestato, e solo successivamente processato, come avvenuto, appunto sin dal processo di Norimberga e per tutti i processi che si sono celebrati per i crimini di guerra.

Condizione che al momento, appare assai improbabile perché comporterebbe o l’uscita di Putin al di fuori del territorio russo, o un rovesciamento del governo russo, susseguente ad una invasione militare avversaria, con conseguenze politiche la cui gravità non è difficile immaginare.

Avv. Raffaele Perrotta

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